Testi critici dal catalogo “ Un racconto di aria e di luce”

di Marina De Stasio
La pittrice accosta a una materia tradizionale come il colore a olio materiali poveri, come la sabbia, e materiali antichi come i pigmenti puri che si usano per l’affresco. Questo impasto di materiali lucenti e lisci o opachi e ruvidi ottiene il risultato di rappresentare il paesaggio come qualcosa di vivo e vibrante. La vegetazione è vista nel suo rigoglio, nello splendore dell’estate, ne esalta la luminosità festosa, ma senza dimenticare che la natura non è soltanto grazia e dolcezza, che esiste in essa qualcosa di aspro, di stridente; l’immagine a volte è costruita su due piani: un piano lontano, che evoca una natura sognata, interiorizzata, e un piano vicino che riflette le durezze del mondo esterno, concreto.

di Curzia Ferrari
Antonio Tapies mi sembra, il maestro più sicuro di Ivana Belloni, o perlomeno il suo parente più prossimo. Tapies ha fatto cose che sembrano fatte “soltanto di pittura”, mentre vengono da un esistente trasmutato e trascritto. Con una buona dose di ironia. Mentre in lei prevale la passione.


Testi critici tratti dal catalogo “Vi presento Olimpia”

di Stefano Santuari
Con accurata meticolosità Ivana ci fornisce all’insegna di una sobrietà istintiva, notevole prove di maturità figurativa e costanti virate colme di respiro materico che indiziano un moto di rigenerazione dall’astratto al concreto, un ritorno totale alle radici della terra, un abbraccio serenamente erotico alle strutture primarie del mondo, dalle quali ella trae nuova linfa, immateriale.

di Lia Briganti
Ivana ha creato un suo stile, immediato ed elegante, che si legge nel ritratto e nel nudo. E’ “il segno in movimento” uno degli elementi unificanti nella sua arte.

di Gian Piero Morlacchi
In questi lavori vi è di innovativo l’ispessirsi della superficie, l’emergere di una materia polimorfa, resi con uno studio accurato e originale delle tecniche, e una creativa associazione di materiali nuovi che ha fuso insieme evitando estrinseche giustapposizioni, quasi in un tentativo di cogliere, secondo l’espressione di un filosofo attento al mondo della pittura, la “carne del mondo”, l’invisibile nel visibile.

Testo critico tratto dal catalogo “Lo specchio e l’anima”

di Bruno Crepaz

Nella ricerca operata dall’artista lo specchio non è un semplice gioco di prospettiva, di duplicarsi di realtà, un artifizio per guardare alle cose attraverso diversi punti di vista.
Si pone il quesito, se è più reale la realtà esteriore o l’immagine che si va a creare della realtà stessa attraverso il rispecchiamento.
Indubbiamente l’aspetto rispecchiato, in quanto non esattamente copia della realtà, è ben più ricco di significati, di valori, di idee, di possibilità non completamente espresse. Lo specchio è diventato così veicolo di conoscenza di sé della parte più nascosta di noi stessi.
La ricerca coloristica l’ha portata a strutturare una sintesi perfetta tra figura e sfondo, dove l’una e l’altro interagiscono e si fondono.